E-leggiamo il Vangelo – sintesi incontro

Conosci il racconto di Marco?
Giovedì scorso le nostre comunità parrocchiali hanno avuto la bella possibilità di “entrare” nel Vangelo di Marco guidati da Suor Elisa che ci ha presentato una cornice interessante di questo racconto. 
Marco è stato il primo a scrivere un Vangelo, prima di lui nessuno lo aveva fatto. Ma come si scrive un Vangelo? L’Evangelista prende ispirazione da ciò che esisteva allora: le biografie popolari che avevano lo scopo di informare i lettori sulla vita di un personaggio storico e sulle sue azioni e parole. 
Ma Marco non voleva informarci sulla vita di Gesù…Marco scrive il Vangelo perché vuole suscitare in noi la fede!!     
Ecco perché allora suor Elisa ci ha proposto di guardare al Vangelo di Marco suddividendolo in tre parti e cercando di dare risposta ad altrettante domande:

1)Chi è Gesù? 

2)Chi è il discepolo?

3)Come si può giustificare la morte di Gesù?          

Alla prima domanda possiamo rispondere leggendo i primi otto capitoli del Vangelo di Marco. Qui ci vengono narrati i miracoli e le parabole di Gesù.  
Gesù parla di una Salvezza destinata a tutti ma non vuole essere il Messia potente che tutti aspettavano, per questo motivo per ben nove volte ordina di non dire nulla su chi sia. La fatica degli apostoli nel “vedere” chi sia realmente Gesù viene descritta nell’episodio della guarigione del cieco a Betsàida che avviene in due tempi (Mc 8,22-26) 

Ma se anche gli apostoli fanno fatica, allora chi è il discepolo?

Se leggiamo Mc 8,34 troviamo la risposta: il discepolo è colui che vuole seguire Gesù. Al capitolo 8, Pietro fa la sua professione di fede rispondendo a Gesù che chiede “Ma voi, chi dite che io sia?”. La risposta di Pietro è corretta: “Tu sei il Cristo”. Ma Gesù lo ammonisce “ordinandogli severamente di non parlare di lui ad alcuno”. Come mai una risposta così dura? Gesù vuole correggere la visione gloriosa degli apostoli. Gesù è il Messia ma per capire davvero in che modo lui sia il Messia è necessario passare attraverso la sua passione. La seconda parte del Vangelo di Marco si conclude con l’esempio del miglior modo di essere discepoli che ci è dato da Bartimeo: l’uomo cieco, guarito da Gesù, lo “segue lungo la strada”. 
La strada tracciata dall’evangelista Marco ci porta alla terza parte del suo Vangelo che racconta proprio l’arrivo di Gesù a Gerusalemme e la sua passione.        
La vicenda di Gesù sembra qui richiamare quelle del personaggio teologico del giusto perseguitato: un uomo che supplica Dio di fronte ad una ingiustizia per essere riconosciuto “giusto” ai suoi occhi. Il Vangelo di Marco si sarebbe concluso al cap 16,8 con la descrizione delle donne che, avendo visto l’angelo che annunzia la resurrezione di Gesù, scappano senza dire nulla. Ma perché Marco avrebbe pensato ad un simile finale?? Non c’è bisogno di aggiungere nulla! Gesù è risorto e questo è il modo in cui Dio lo ha riconosciuto e giustificato.      
Ecco allora che capiamo come non si possa comprendere la resurrezione di Gesù senza passare attraverso la sua passione e al tempo stesso non ci sia possibile giustificare la sua morte se non riconoscendo la sua resurrezione.            
Suddividendo in tre parti il Vangelo di Marco e ponendoci queste tre domande, Suor Elisa ci ha mostrato come l’evangelista voglia aiutarci a capire che ci vogliono dei tempi distinti per fare un buon cammino di fede! Approfittando di questo periodo di Quaresima allora…perché non provare ad incamminarci anche noi insieme a Marco?